MOUNTAIN BIKE PREALPI CARNICHE Anello del monte Jouf da Maniagolibero

 

 


Premessa:

Questo itinerario, in pieno stile all mountain, è riservato a bikers esperti, amanti delle emozioni forti e delle discese mozzafiato su sentiero; le difficoltà che presenta sono infatti riscontrabili soprattutto nella discesa, considerato il livello tecnico di diversi passaggi. La conquista della cima può ritenersi invece a portata di chiunque, purché in possesso di una sufficiente condizione fisico/atletica. Alcune caratteristiche del luogo, quali prevalente esposizione a solatio ed altitudine media non elevata, consigliano di effettuare l'escursione nelle stagioni autunnale ed invernale (neve permettendo), poiché in primavera i sentieri risulterebbero in parte impraticabili a causa della vegetazione, mentre in estate ci penserebbe il caldo a far desistere dal proposito di ascendere lo Jouf da sud. Su questo monte inoltre, grazie al terreno che drena bene, viene più facile girare con tempo umido, diversamente da altre zone nelle immediate vicinanze. La salita, soprattutto nella parte alta, concede vedute spettacolari sulla pianura e, in presenza di giornate limpide, sul mare Adriatico; dalla cresta il panorama si estende a nord, sul vicino massiccio del monte Raut e su parte delle Prealpi Carniche.


Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Maniagolibero – Val Piccola – La Brussa – Gravedai – Val Montanara – Ricovero a quota 800 m – Malga Jouf – Monte Jouf – Sentiero 983 – Ricovero a quota 800 m – Sentiero versante sud – Gravedai – sentiero Kraken – Maniagolibero


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Maniagolibero, 330 m s.l.m.

  • Lunghezza percorso: 19,2 km

  • Quota massima raggiunta: monte Jouf, 1203 m s.l.m.

  • Dislivello: 955 m

  • Tempo di percorrenza indicativo: 2 ore e 10 minuti, al netto delle soste

  • Stagione consigliata: autunno/inverno

  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 28

  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato

  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile



Descrizione dell'itinerario:

La partenza avviene dal piazzale della chiesa di Maniagolibero (limitata capacità di parcheggio); si inizia a pedalare tenendo l'edificio di culto a sinistra, ovvero in direzione della vicina intersezione con la rotabile per il monte Jouf (via Ortigara); imboccata quest'ultima svoltando a destra (Km 0,4) si comincia a salire in modo impegnativo, lasciando presto alle spalle le abitazioni. Con alcune curve a gomito, alternate a rettilinei di varia lunghezza, la stradina va districandosi tra zone boscose ed alcune schiarite; raggiunto l'ampio pianoro a quota 480 m (Km 2,1), ci si immette a sinistra nella carrareccia al cui attacco sono presenti il segnale di divieto di transito e le pitture bianco rosse del CAI. Dopo un tratto in falsopiano, seguito da un'evidente piega a destra della sterrata, si abbandona il proseguo di quest'ultima in favore del sentiero a destra (Km 2,5 – segnavia CAI), il cui inizio presenta un salto che dev'essere superato con cautela. Segue un bellissimo single track pedalato, che va dipanandosi in falsopiano, attraverso il fitto bosco, puntando decisamente ad est, cioè al termine della valletta a monte dei Gravedai (altrimenti raggiungibile con la strada asfaltata abbandonata in precedenza). Questo sentiero sfocia nella carrareccia ghiaiosa per il monte Jouf, all'altezza del crocevia con la strada asfaltata proveniente da Maniago (Km 3,3) in località Valpiccola. Piegando a sinistra si inizia la lunga ascesa al monte, che avviene per intero sull'assolato versante meridionale (i passaggi all'ombra sono davvero pochi). Alla prima piega sinistrorsa del tracciato, localizzata sotto ad un fabbricato, segue un lungo traverso ad ovest, su fondo un po' smosso ma non ripido; raggiunta la prima curva a gomito, ove si trova un belvedere con panche, si ignora la deviazione a sinistra, proseguendo verso est su fondo ancora instabile ma in progressivo miglioramento.

[in salita, presso il belvedere sul primo tornante]


Dopo aver assecondato alcune modeste rientranze si raggiunge un nuovo spazio attrezzato, presso cui stacca il tratto conclusivo di sentiero CAI 983 diretto a Maniago; mantenendo la direzione principale si guadagna un altro tornante (qui esce la succitata traccia proveniente dalla cima, da non intraprendersi), a cui segue una controcurva destrorsa che precede un ulteriore traverso ad est, durante il quale si supera un'abetaia con crocefisso. Dopo aver affrontato un lungo rettilineo avvolto dalla vegetazione (lungo il quale si incrocia il sentiero da utilizzarsi in seguito – Km 6,8), si perviene al belvedere in cui è posizionato un ricovero chiuso (Km 7,4 – circa 800 m): questo luogo verrà raggiunto nuovamente durante la discesa, ma al momento occorre continuare a salire, poiché rimane da superare la parte più impegnativa. Al successivo rettilineo rivolto ad est segue una curva a gomito, che introduce in una conca; superata quest'ultima si riprende a traversare verso ovest. Il tornante seguente immette nel lungo traverso in direzione opposta, al cui termine è posizionato il cambio di direzione che prelude alla parte più impegnativa della salita:

[la carrareccia nella parte alta]


su fondo che torna a farsi tecnico ed instabile si supera una lunga rampa, che nella parte finale prende a piegare visibilmente a destra. In ambiente sempre più aperto si guadagna l'ennesimo tornante, a cui segue la zona più insidiosa, caratterizzata da discreta pendenza e fondo malagevole; le difficoltà terminano presso il primo di due tornantini in successione, superati i quali non rimane che compiere l'ultimo traverso ad oriente, interrotto solo da una brevissima contropendenza poco prima che la mulattiera immetta nel pianoro sovrastante malga Jouf (Km 11,4).

[malga Jouf ed il monte Raut]


Per visitare la cima occorre proseguire sulla traccia a sinistra (prestando attenzione ai segnavia CAI) ed impegnare il ripido sentiero che stacca poco avanti sul medesimo lato (Km 11,7).

[il greto del Cellina e la pianura dallo Jouf]


Dalla croce di vetta (Km 12,0) si inverte la direzione, riguadagnando il pianoro precedente (Km 12,7).

[in discesa verso il pianoro di malga Jouf]


Nota bene: dalla croce, per ammirare il panorama sui rilievi interni, si consiglia di proseguire alcuni metri lungo la dorsale di sommità.

[sulla cresta dello Jouf]


[terrazzo panoramico sulla cresta occidentale dello Jouf]


La discesa parte dal lato orientale e si rivela subito velocissima (guardarsi dall'insidioso scalino celato tra l'erba al margine del pascolo), poi prosegue in costa per pochi metri, in cui è necessario porre attenzione al vicino bivio (Km 13,1), all'altezza del quale la traccia devia a destra (segnavia CAI).

[l'inizio della discesa dal pianoro della malga]


[verso il bivio con il sentiero 983]


Ad un primo tratto aperto segue una significativa piega sinistrorsa del single track, che premette il superamento di un passaggio ripido e tecnico tra le rocce, terminato il quale attende l'insidioso attraversamento di un boschetto, in cui il fondo instabile rende precario l'equilibrio.

[sulla parte alta del sentiero 983]


Il ritorno all'aperto comporta il superamento di una zona infossata (attenzione), che si conclude con una difficile serpentina, al cui termine va lasciata sulla sinistra una fuorviante deviazione (Km 13,3). Segue un entusiasmante tratto in costa verso ovest, quindi, dopo una piega a sinistra del sentiero, si svolta a destra (Km 13,8) tagliando lungo un pendio detritico, al cui termine avviene l'ingresso in uno splendido bosco di abeti: inizialmente ci si deve cimentare con qualche radice e pietra, ma poi si scivola su ottima lettiera di sottobosco, alternando passaggi guidati a rapide picchiate.

[la pecceta attraversata dal sentiero 983]


Presto si guadagna il fondo di una stretta vallecola perennemente in ombra, solcata alla base da una viscida mulattiera, che si imbocca svoltando a destra (Km 14,5). Dopo una modesta risalita si confluisce nella carrareccia già percorsa in salita (Km 15,0) su cui si scende, superando prima il ricovero con pulpito panoramico (Km 15,3 – 800 m) e giungendo poi all'imbocco del sentiero incrociato durante l'ascesa, che si prende piegando a destra (Km 15,7 – attenzione, in quanto poco visibile). Si scivola ripidamente su ghiaia nei primi metri, poi il terreno diviene migliore, conducendo ad un bivio (Km 15,9 – pitture rosse), dinnanzi al quale si può piegare indifferentemente a sinistra (in trincea) o a destra: in ogni caso si giungerà alla vicina confluenza sottostante; segue una discesa impegnativa che, su terreno in prevalenza pietroso, alterna passaggi discretamente veloci a divertenti cambi di direzione. Presso un tornante destrorso con apertura, si ignora la deviazione a sinistra (meno evidente rispetto alla traccia principale), apprestandosi a compiere un veloce traverso su terreno smosso ed infido, al termine del quale si esce sulla sterrata di salita, appena sopra la prima curva a gomito con tavolo e panche (Km 16,7). Dal tornante si piega a destra sulla mulattiera, disegnando un arco in senso antiorario che in breve conduce alla ripresa del sentiero (Km 17,0 – pitture rosse); al ripido esordio seguono un'ansa ed un tratto rettilineo, al termine del quale si rimane sulla traccia a destra (Km 17,2); segue un tratto entusiasmante, scorrevole e guidato, che riporta all'incrocio del Km 2,5 (vedere sopra), da cui è possibile riprendere la mulattiera o seguire una parte di sentiero parallelo alla rotabile fino ad incontrare la deviazione a destra, uscendo in ogni caso sull'ampio pianoro a monte del Kraken (Km 17,8). Dopo aver percorso interamente il Kraken si incrocia la mulattiera sopra al paese (Km 18,8), che si abbandona subito in favore del sentiero sul lato opposto (attenzione dopo il cancelletto a non entrare nel greto a sinistra).

[in discesa sul Kraken]


Raggiunta la strada asfaltata si piega a sinistra ed all'incrocio seguente a destra, rientrando così al piazzale della chiesa.

Riferimento temporale dell'escursione: marzo 2010

 

Commenti 

 
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