MOUNTAIN BIKE ALPI CARNICHE Anello del monte Forchiadice da Dordolla

 

 


Premessa:

Si tratta di un'escursione decisamente impegnativa, riservata a bikers molto esperti e ben allenati. Parte del dislivello indicato nel prospetto dev'essere superato portando la bici a mano; è questo un aspetto che a qualcuno potrà non piacere o, peggio, apparire incomprensibile. Potremmo definirlo il “prezzo da pagare” per raggiungere luoghi e sentieri altrimenti non considerati dai soliti itinerari, aggiungendo che a ripagare le fatiche supplementari, talvolta inevitabili, ma non certo fini a se stesse, ci pensano l'indiscutibile bellezza dei luoghi e l'entusiasmante discesa su single track da oltre 1100 m mediante la quale si rientra in paese. Con simili presupposti ogni altra considerazione può sembrare superflua: gli appassionati di all mountain sanno benissimo di cosa si sta parlando. A costo di rimarcare cose ovvie, si suggerisce l'utilizzo di protezioni e scarponcini adatti (del tipo da trekking) per intraprendere questo tipo di itinerari, che vanno affrontati preferibilmente non da soli o, qualora non sia possibile fare diversamente, avvisando sul percorso che si intende compiere e rispettarlo nei minimi particolari.


Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Dordolla – Stavolo Pascut – Case Virgulins – Stavolo del Zel – Rifugio Vualt – CAI 425 – Sorgenti del Rio Alba – Casera Forchiettis – CAI 422 – Cjasut dal Sior – Monte Forchiadice – CAI 422 - Dordolla


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Dordolla, 612 m s.l.m.

  • Quota massima raggiunta: Cjasut dal Sior, 1742 m s.l.m.

  • Dislivello: 1350 m, dei quali 440 a spinta.

  • Tempo di percorrenza indicativo: 4 ore, al netto delle soste

  • Stagione consigliata: primavera/estate/autunno

  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 18

  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato

  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile

 


Descrizione dell'itinerario:

Risalita parte della val Aupa, si seguono le indicazioni per Dordolla, giungendo così nel parcheggio presso il quale la rotabile termina. L'itinerario ha inizio sul viottolo in porfido che, lasciando sulla sinistra la fontana, punta in direzione dell'asilo/ricreatorio (il vicolo parallelo, recante i segnavia CAI 425 e 422, lo si utilizzerà per rientrare in paese). Mediante questo stretto budello si giunge ad un bivio, ove si deve svoltare a destra, ignorando così il proseguo sulla calle indicata dalla freccia rossa dipinta. Raggiunto il vicino prato, lo si risale su evidente sentiero, guadagnando così il primo dei due ponticelli da attraversare. Il camminamento prosegue piacevolmente fino all'attraversamento della passerella sul Riu di Val, ma oltre quest'ultima registra una decisa impennata;

[tiglio secolare sul sentiero per le case Virgulins]


superato lo stavolo Pascut (636 m) ed individuato un segnale, si segue l'indicazione per le case Virgulins (668 m), confluendo poco avanti nella strada proveniente da Pradis, che si impegna svoltando a destra (697 m). Quest'ultima, traversando con alcuni saliscendi il versante occidentale del monte Masereit, affacciato sulla cima della Grauzaria, conduce ad un bivio, ove va lasciata a destra la deviazione che scende a Pradis (678 m); pochi metri avanti, seguendo l'indicazione per la Riserva della Val Alba, si svolta a destra, prendendo a salire in modo più evidente. Al cambio di versante (770 m) si trascura la sterrata a destra, dando così inizio alla lunga risalita della val Alba;

[cambio di versante con ingresso in val Alba]


le pendenze sono discretamente impegnative, ma la vegetazione offre un ottimo riparo, limitandosi a concedere qualche timida apertura in direzione del gruppo dello Zuc dal Bor, posto sulla sinistra orografica della valle. A quota 1028 m, incontrato il segnale di divieto di transito, si trascura l'indicazione per il sentiero 428a, mantenendosi sulla principale. Seguono un breve strappo (al termine del quale l'asfalto si interrompe) ed un tratto in falsopiano, poi la carrareccia perde qualche metro fino a raggiungere una depressione, in cui si ignora la deviazione a sinistra, prossima alla segnaletica del metanodotto.

[lungo la salita al rifugio Vualt]


Questione di minuti e si perviene in vista del rifugio Vualt, che per essere visitato richiede, al bivio che segue (1152 m), una brevissima digressione non prevista dall'itinerario.

[in vista del rifugio Vualt]


Restando sul segnavia 425 si punta alle sorgenti del Rio Alba ed alla testata della valle, sovrastati a levante dalla severa parete del monte Chiavals; un'ampia curva a gomito conduce sul versante opposto ed in breve si guadagna l'apertura ove insiste un ospedale militare della Grande Guerra, restaurato di recente (1310 m).

[l'ospedale militare a quota 1310 m]


[tabella della Riserva Naturale della val Alba sulla facciata dell'ospedale militare]


Attraversata l'area in cui sorge la costruzione ci si immette nell'evidente sentiero che, dopo un esordio pedalabile, oppone ben presto pendenze elevate, costringendo ad accompagnare la bici a piedi per diversi tratti;

[sul tratto iniziale del sentiero 425]


man mano che si sale il panorama diviene più ampio e spettacolare, finendo per estendersi su gran parte della vallata. A metà ascesa, incrociato il segnavia 422 per Cjasut del Sior, si abbandona il sentiero 425 diretto al bivacco Bianchi, prendendo a traversare in direzione sud/ovest.

[sul sentiero 422, subito dopo il bivio con il 425]


Una serie di serpentine permette di guadagnare l'insellatura posta tra i monti Vualt e Forchiadice, ove la vista si apre anche sulla val Aupa;

[lo Zuc dal Bor e la val Alba dal sentiero 422 per il Cjasut dal Sior]


da questo punto, evitato il sentiero a sinistra per il monte Vualt, non resta che percorrere i pochi metri che ancora separano dal già visibile ricovero Cjasut dal Sior (1742 m), presso cui merita effettuare una sosta prima di lanciarsi sul sentiero 422 per Dordolla.

[Grauzaria e Sernio dai pressi del Cjasut dal Sior]


La prima parte della discesa avviene in ambiente prevalentemente aperto, su esile traccia a tratti leggermente esposta (attenzione!), che con alcuni stretti tornanti conduce sulla sottile cresta del monte Forchiadice. Qui, lasciata sulla sinistra la variante per Dordolla indicata come “la lope” (1545 m), si inizia a salire blandamente, rasentando alcuni ruderi, passati i quali si evita la deviazione per la cima ovest del monte Forchiadice.

[il bivio con il sentiero “la lope”]


Nel breve tratto che precede il cambio di versante è opportuno muoversi con cautela ( meglio scendere dalla bici se non si è sicuri delle proprie capacità), ma una volta passati sul pendio rivolto a ponente le difficoltà terminano. Con il definitivo rientro nel bosco (circa 1400 m), la discesa si fa scorrevole ed entusiasmante (purché asciutta, dato che avviene su lettiera di faggeta), presentando diversi tornantini stretti ma ciclabili, terminati i quali si prende a traversare a sud, su substrato nel frattempo trasformatosi, poiché costituito in prevalenza da aghi di pino.

[nella faggeta attraversata dal sentiero 422 per Dordolla]


E' forse questa la parte più bella, nonostante le interruzioni necessarie per superare due impluvi detritici (855 m e 720 m), un accidentato passaggio prossimo al rudere di un vecchio stavolo (680 m) e la breve risalita che precede l'arrivo sui prati sovrastanti Dordolla. Giunti nei pressi del bivio con il segnavia 425 (688 m) si piega a destra sul sentiero scalinato che dopo pochi metri esce tra le case: da qui, seguendo le pitture bianco/rosse, con suggestivo percorso nelle strettissime calli si rientra al parcheggio.

Riferimento temporale dell'escursione: ottobre 2010

 

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