BICI DA CORSA ALPI GIULIE Monte Mangart da Camporosso

 

 


Premessa:

Un'uscita su strada può entusiasmare tanto quanto una in mtb, soprattutto se, come in questo caso, permette di raggiungere luoghi di grande suggestione ed altrettanta risonanza. Il Mangart è una delle cime più conosciute e frequentate delle Alpi Giulie: montagna di confine, montagna senza confini, ha scritto il famoso alpinista Eugen E. Husler, che di Alpi Giulie se ne intende. In effetti, con la caduta delle barriere che per decenni hanno diviso l'ex Jugoslavia dalle nazioni confinanti, tra cui l'Italia, si sono aperte moltissime possibilità trasversali per gli escursionisti e, in genere, gli appassionati di montagna. E' bello constatare, a dispetto di chi vede sempre tutto nero, che persone di diverse nazionalità un tempo divise, convivano e coesistano pacificamente immerse nella stessa passione. La stretta e panoramica rotabile che raggiunge la base della cupola rocciosa del Mangart è aperta al traffico e, come già detto, molto frequentata, nonostante l'obbligo di pedaggio per i veicoli a motore nei mesi estivi. Non lasciatevi però scoraggiare da questo: la sola vista dei laghi di Fusine dalla quota massima giustifica pienamente l'ascesa e la fatica necessaria per portarla a termine, con o senza traffico.


Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Camporosso – ciclabile Alper Adria – Tarvisio – Riofreddo – Passo del Predil – monte Mangart.

Il ritorno avviene lungo lo stesso percorso dell'andata


Caratteristiche salienti del tracciato:

  • Località di partenza: Camporosso, 800 m s.l.m.

  • Lunghezza percorso: 59,7 Km

  • Quota massima raggiunta: Pendici del monte Mangart, 2050 m s.l.m.

  • Dislivello: 1480 m

  • Pendenza massima rilevata: 20,0 %

  • Tempo di percorrenza indicativo: 3 ore e 45 minuti

  • Stagione consigliata: estate/autunno

  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 19

  • Livello di difficoltà: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile

 


Descrizione dell'itinerario:

In questa sede si propone un avvicinamento alla salita vera e propria non eccessivamente lungo, ma questo non significa che non sia possibile svariare, aggiungendo altre portate al piatto principale, quali ad esempio le ascese di sella Nevea (da ambo i versanti, se la partenza avviene ad esempio da Raccolana). Entrati a Camporosso dalla S.S.13 (il senso di provenienza è indifferente), si procede fino a guadagnare l'imbocco del Viale Stazione, che risulta facilmente individuabile grazie alla presenza dei filari di pero posti su ambo i lati; dopo aver lasciato la vettura, si imbocca la ciclabile in direzione Tarvisio, in leggera discesa; giunti in paese, nei pressi della vecchia stazione di Tarvisio Città, si abbandona l'ottima pista (il cui successo è testimoniato dalla presenza di moltissimi frequentatori, a dimostrazione del fatto che certe scelte pagano), proseguendo a scendere fino ad intersecare la S.S. 54 per sella Nevea, sulla quale ci si immette piegando a destra. In moderata ma pressoché costante ascesa si giunge al bivio nei pressi del lago del Predil, ove si abbandona il proseguo per sella Nevea mantenendo la sinistra.

[il lago del Predil]

La strada prende a salire con maggiore decisione, concedendo qualche scorcio sul grande specchio d'acqua sottostante prima di entrare in una galleria, che sarebbe preferibile affrontare con una luce posteriore ed un faretto. Superato il budello si giunge in breve al passo del Predil, iniziando così a scendere; poco oltre un bel castello si perviene al bivio decisivo, abbondantemente segnalato ed equivocabile.

[nei pressi del bivio con la rotabile per il Mangart]

Tralasciato il proseguo per Bovec, si inizia la lunga ed impegnativa scalata al Mangart. Nel primo tratto la strada risale l'impluvio seguendo la linea di massima pendenza, salvo un breve intermezzo nel bosco, oltre il quale occorre superare un duro rettilineo al 15%, nuovamente aperto sulla valle. Poi la strada diviene tortuosa (attenzione alla mancanza di protezioni sul ciglio esposto ed ai veicoli, che spesso non si vedono se non all'ultimo istante), opponendo anche alcune brevi, ma buie e fredde gallerie, entro le quali tornerebbero utili i già citati faretti.

[la cupola rocciosa del Mangart dalla tortuosa rotabile]

 

[galleria lungo la salita al Mangart]

Man mano che si sale la vista va sempre più allargandosi sulla Valle di Riofreddo, cinta a meridione dal gruppo del Canin ed a settentrione dalla cresta del Montasio.

[ampia veduta sulla vallata dalla panoramica rotabile]

Davanti, a seconda dell'esposizione, troneggiano ora la rocciosa cima del Mangart, ora l'elegante cresta delle cime Verdi.

[le cime Verdi all'uscita dall'ultima galleria]

Il paesaggio si allarga ulteriormente dopo l'ultima galleria, a monte della quale si trova il vicino rifugio Koca na Mangartskem sedlu.

[traverso lungo la parte alta dell'ascesa]

Un'ultimo sforzo e si guadagna l'imbocco del breve anello sommitale, da percorrere in direzione obbligata; giunti alla quota massima non si può non salire sul vicinissimo ciglio della cresta che collega le cime Verdi al monte Travnik, dalla quale la vista si apre sulla splendida conca di Fusine, con al centro i due laghi.

[i laghi di Fusine dalla quota massima]

 

[l'elegante piramide del Mangart]

Per il ritorno si segue il medesimo itinerario.

Riferimento temporale dell'escursione: agosto 2011

 

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