CIASPE ALPI GIULIE Rif. Pellarini dalla Val Saisera


Premessa:

Questa camminata risulta veramente appagante, soprattutto con l'approssimarsi dell'arrivo a destinazione. Non si può fare a meno di notare il marcato divario tra i luoghi in cui si posano le racchette da neve: partendo dalla Val Saisera, diversa per conformazione e affluenza media di persone rispetto a quanto seguirà, si apprezzano le bellissime foreste circostanti attraversate dalle piste da fondo, mentre si cammina senza fare troppa fatica ma, nel volgere di poco tempo, il sentiero 616 si addentra sempre più nel cuore di una valle solitaria, nella quale emergono con evidenza il candore del manto nevoso, che va sempre più sostituendosi alla vegetazione, e l'approssimarsi dello spettacolo costituito dal gruppo dello Jof Fuart, che diviene grandioso negli ultimi metri dell'ascesa, in cui si attraversa un anfiteatro naturale delimitato da guglie imponenti e maestose, le quali sembrano avvolgere l'escursionista con un silenzio pregno di denso significato, che incute ammirazione, timore e rispetto.

 

 

Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

 

Val Saisera – Sentiero CAI 616 – Rif. Pellarini.

Il ritorno avviene lungo lo stesso percorso dell'andata.

 

 

Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Val Saisera, 870 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: circa 10,0 km
  • Quota massima raggiunta: Rifugio Pellarini, 1499 mt s.l.m.
  • Dislivello: 680 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 3 h 30 min
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 19
  • Livello di difficoltà: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile
  • Bellezza (da 1 a 5): 4
  • Panoramicità (da 1 a 5): 3,5
  • Riferimento temporale dell'escursione: febbraio 2007



Descrizione dell'itinerario:

 

L'arrivo in Val Saisera è semplice: chi proviene dalla A23 deve uscire a Malborghetto/Valbruna e seguire le indicazioni per la Valbruna. Il luogo di partenza è identificato dal bivio per l'agriturismo Prati Oitzinger, posto sulla sinistra della strada, che in quel punto viene attraversata da un ponticello in legno facente parte del generoso anello da fondo che attraversa questo avallamento. Non è sempre facile trovare parcheggio, in considerazione della notevole affluenza di persone che frequentano le piste. Inizialmente si cammina in direzione sud lungo il percorso destinato ai fondisti, badando di mantenersi sul margine della pista, fino a quando si incontra l'indicazione per il sentiero CAI 616. Si attraversa il Torrente Saisera e si entra nel cuore della densa foresta di conifere che accompagnerà questa prima parte dell'ascesa.

 

[il tratto iniziale del sentiero 616]

 

La pista sale in modo abbastanza deciso, ma non per molto; segue un tratto più blando, in prevalente falsopiano, lungo il quale i boschi iniziano ad aprirsi, mostrando la vasta parete rivolta verso nord del M.te Nabois Grande, preceduta dalla più modesta piramide del M.te Nabois Piccolo.

 

[i M.ti Nabois Piccolo e Grande]

 

Dopo il guado di un piccolo rio si procede ancora per alcuni minuti, fino a che la traccia si assottiglia in modo evidente nei pressi di un cartello indicante il Rif. Pellarini; a questo punto, dopo circa un'ora di cammino, la valle va nettamente stringendosi mentre il sentiero diviene ostico, ripido ed esposto, il che suggerisce prudenza. Questa seconda parte del sentiero (dal punto in cui si trova il segnale per il rifugio) è in netto contrasto con la prima: alla tranquilla passeggiata precedente si sostituisce un'inerpicata difficile e non priva di rischi. Segue una risalita in diagonale, atta a consentire l'aggiramento di una parete a strapiombo, resa ancor più disagevole dall'esilità della superficie in cui posare le ciaspole: essa si conclude con il superamento di una serie di stretti tornanti inframezzati da un tratto più rettilineo, dopo il quale l'esposizione del sentiero si attenua, così come la pendenza, la quale diminuisce dopo l'attraversamento di un piccolo ponticello in legno. Sino a questo punto la fitta abetaia ha celato parzialmente lo spettacolo circostante, ma dopo pochi metri gli alberi lasciano il passo ad uno scenario da favola. La vista spazia dalle Cime delle Rondini al M.te Nabois Grande, passando per la cima di Riofreddo (sotto alla quale appare, minuscolo, il Rifugio Pellarini) e per lo Jof Fuart.

 

[lo spettacolo dello Jof Fuart e della Cima di Riofreddo]

 

Non si deve però ritenere conclusa l'ascesa, poiché la parte che segue resta impegnativa a livello alpinistico, quindi richiede concentrazione; le condizioni del manto nevoso possono ovviamente essere diverse di volta in volta, ma la conformazione dei versanti costituenti la conca, ripidi e tendenti a confluire secondo uno schema “ad imbuto”, suggerisce molta cautela, poiché l'accumulo di notevole quantità di neve è facilitato in questo punto.   Si punta in direzione di Sella Nabois, camminando non senza fatica verso la piccola costruzione, che è chiusa durante il periodo invernale. Lungo questa parte conclusiva del sentiero si possono ammirare la Val Saisera e la Valbruna, cinta su ambo i lati da altre vette delle alpi giulie quali la Cima del Cacciatore e la dorsale dello Jof di Miezegnot.

 

[Lo Jof di Miezegnot e la Valbruna dalla parte finale della salita]

 

Il Raggiungimento del rifugio (1499 mt slm) avviene dopo circa 1 ora e 50 minuti di cammino; esso è preceduto da una brevissima discesa, seguente al punto di percorso in cui viene toccata la quota massima. Lungo la discesa si dovrà fare attenzione, per le stesse ragioni sopra descritte, ma dal punto in cui il sentiero si allarga riprenderà la piacevole e facile camminata per la Val Saisera. Il ritorno al punto di partenza avverrà indicativamente in 1 ora e 40 minuti.

 


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