M.te Matajur da San Pietro al Natisone
Premessa: Questo lungo ed impegnativo itinerario ha luogo nella suggestiva cornice delle Valli del Natisone, situate a cavallo tra pianura e prealpi giulie: la salita per il Monte Matajur, il più imponente rilievo di questa parte d'Italia posta a confine con la Slovenia, richiede pazienza e comporta un dispendio di energie notevole, vista la frequente alternanza di ascese e discese, che sembra non condurre mai a destinazione. La prevalente esposizione a sud dell'ultimo tratto di salita, molto soleggiato, suggerisce che vengano evitate la stagione estiva e le ore più calde per raggiungere il Rif. Pelizzo, da cui si dovrà poi trasportare la bici a piedi per buona parte del sentiero 736; questo, a sua volta, permetterà di conquistare il rifugio Dom Na Matajure, localizzato a 1550 mt di altitudine. La varietà di situazioni di cui è caratterizzato l'itinerario non mancherà di coinvolgere: all'attraversamento di bellissimi boschi si avvicenderanno atrettanto caratteristiche borgate, abbarbicate su questi aspri e selvaggi versanti, quindi seguirà la grande panoramica dell'ultimo tratto di ascesa. A coronamento di tutto, in particolar modo per gli appassionati dei single tracks, saprà entusiasmare la stupenda discesa del sentiero 749, cioè una delle più belle tra quelle provate sinora in regione. Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza: San Pietro al Natisone – Klancic – Sentiero 749 – Mezzana – Scubina – Uodgnac – Tumaz – Oriecuie – Mersino Alto – San Lorenzo – Passo di Glevizza – Franz – Montemaggiore – Rif. Pelizzo – Sentiero 736 – Dom Na Matajure – Sentiero 749 – Malghe di Mersino – Monte Glevizza – Monte San Giorgio – Bivio con sentiero 749a (passo di San Canziano) – Vernassino di Sopra – Puoie – Vernassino di Sotto – Cocevaro – Tarpezzo – Correda – Klancic – San Pietro al Natisone. Caratteristiche salienti dell'escursione:
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Località di partenza: San Pietro al Natisone, 185 mt s.l.m.
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Lunghezza percorso: 41,0 km
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Quota massima raggiunta: Dom Na Matajure, 1550 mt s.l.m.
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Dislivello: 1700 mt
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Tempo di percorrenza indicativo: 4 h 30 min
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Stagione consigliata: primavera/autunno
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Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 41
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Livello di difficoltà: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile
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Riferimento temporale dell'escursione: luglio 2007
Descrizione dell'itinerario: E' possibile lasciare posteggiata la vettura nel vasto piazzale posto a settentrione rispetto alla chiesa del paese, che è comodamente accessibile dalla S.S. 54. Dai pressi del suddetto edificio si inizia a pedalare, rasentandone le pareti, in direzione opposta alla strada principale; la stretta rotabile asfaltata comincia immediatamente a risalire le boscose pendici dello Jezera. Dopo pochi minuti di impegnativa ascesa si giunge al primo bivio, posto in località Klancic (ove si trova un'attività agrituristica). Si svolta a sinistra al fine di proseguire nel sentiero 749, affrontando dapprima una breve discesa. La traccia riprende a salire e piega verso sinistra in corrispondenza di un bivio, ove va trascurata la stradina sul lato destro, quindi culmina all'altezza di un'intersezione. A questo punto si svolta a destra, immettendosi in un ripido tratto di sentiero avente fondo cementato; dopo pochi metri, al successivo bivio, si tiene la direzione sinistra, restando di fatto sul sentiero 749. Ripreso il versante occidentale, si procede verso l'abitato di Mezzana; [veduta su San Pietro dalle fronde che avviluppano il sentiero 749] poco prima di raggiungerlo il sentiero confluisce nella stradina asfaltata che sale da Ponteacco. [la confluenza con la strada per Mezzana] Mantenendo la destra, si avanza a ridosso delle abitazioni: sul limitare del piccolo paese ci si reimmette nuovamente sul sentiero 749, ignorando la stradina sul lato sinistro. Ad un tratto sostanzialmente rettilineo seguono due ripidi tornanti, quindi la carrareccia aggira una propaggine mediante una larga curva destrorsa e addolcisce le sue asperità; in questo punto si nota, sul lato destro, la parte conclusiva del single track 749 che scende dal Matajur. Mantenendosi sulla comoda pista forestale, si procede per alcuni metri in falsopiano, quindi si inizia a scendere verso Scubina. [lungo il sentiero 749 in direzione di Scubina] Raggiunto il piccolissimo paese la strada diviene asfaltata e poco dopo scollina; affrontata la breve discesa per Uodgnac, si guadagna presto il limitare di Tumaz. All'altezza della prima casa sulla destra (ove è presente una fontana presso la quale effettuare il rifornimento d'acqua), si deve abbandonare la strada asfaltata in favore dell'esile sentiero sterrato che rasenta l'abitazione e quindi piega verso sinistra. Al successivo ed immediato bivio va ignorata la stradina a sinistra per Buttera. Segue un altro tratto dispendioso, quindi due intersezioni consecutive, presso le quali dev'essere sempre mantenuta la sinistra. Un lungo rettilineo, composto da lievi saliscendi, consente di rifiatare in vista della durissima rampa che va approssimandosi: si tratta di poche decine di metri in cui però la pendenza raggiunge valori elevati. [pedalando sulla bella traccia per Mersino] Al termine di questo difficoltoso passaggio la traccia piega a destra, puntando verso l'estremità della Valle di Roda, sul cui opposto versante si può scorgere l'abitato di Mersino Alto. [la ripida rampa che precede l'arrivo a Mersino Alto] Per arrivare sul limitare di quest'ultimo, costituito da diversi nuclei aventi ciascuno un proprio nome, è necessario effettuare un'altra breve discesa. In seguito si mantiene per due volte la destra (all'altezza del secondo bivio c'è un'altra fontana), quindi si sale su asfalto verso la piccola chiesetta di San Lorenzo: per raggiungerla è necessario abbandonare la strada principale in corrispondenza di un tornante destrorso, nel quale è presente l'opportuna indicazione, quindi salire su fondo naturale per poche decine di metri. [l'arrivo nello splendido contesto della chiesetta di San Lorenzo] Attorno all'edificio, di pregevole fattura, vi sono dei bei prati ed un punto panoramico che si affaccia ad ovest sulla Valle di Pradolino, delimitata dai monti Vogu e Mia. Ripresa la strada asfaltata si avanza verso oriente lungo un tratto panoramico davvero piacevole: la vista sul prospicente M.te Glevizza, nonchè sulla lontana pianura e sulla valle in cui scorre il Natisone, accompagnano questa parte dell'ascesa permeata tutt'attorno da un vastissimo mantello verde, formato da rigogliosi boschi di latifoglie e da suggestive radure. Dopo aver superato il Passo di Glevizza (997 mt s.l.m.) la carreggiata riprende a scendere, sebbene in modo blando. Poco prima di giungere presso il bivio per Montemaggiore, cioè a Franz, si rintraccia facilmente un'altra fontana sul lato sinistro della carreggiata. Al bivio summenzionato si svolta a sinistra, procedendo in salita; l'arrivo a Montemaggiore risulta questione di pochissimi minuti. All'intersezione successiva si mantiene la destra, quindi si attraversa l'abitato sino ad incrociare la strada che sale da Cepletischis. Si svolta quindi a sinistra e si prosegue verso il Rifugio Pelizzo: questa parte dell'itinerario, come accennato in premessa, è molto suggestiva ma altrettanto impegnativa, a causa della pendenza elevata e della notevole esposizione al sole che contraddistinguono l'ascesa. Al Rifugio Pelizzo (1325 mt s.l.m.), approfittando così per una breve sosta, si può ammirare largamente il vasto panorama sulle valli del cividalese e su buona parte della pianura friulana orientale. Poco innanzi alla costruzione si trova il segnavia CAI 736 per il M.te Matajur e le Malghe di Mersino: si procede in questa direzione lungo il single track, affrontando tratti in cui è necessario portare la bici a mano ed altre parti che possono risultare pedalabili, a patto di possedere un discreto allenamento. [la cima del Matajur vista del sentiero 736] La camminata offre lo spunto per spaziare ulteriormente con lo sguardo, espandendo il campo visivo anche sul vicino ed imponente gruppo del Krn (o Monte Nero), che si trova poco oltre il confine italo-sloveno. [l'imponente cresta del Krn come appare dalle pendici del Matajur] Ad un certo punto il sentiero presenta un evidente bivio: la traccia sul lato destro prosegue verso il M.te Matajur ma ai fini del presente itinerario si deve mantenere la direzione sinistra, che punta verso occidente. Il Rifugio Dom Na Matajure resta celato allo sguargo quasi sino all'ultimo; l'arrivo nei pressi della piccola costruzione è preceduto de un breve tratto di sentiero in falsopiano. Sono trascorsi circa 25 minuti dal momento in cui è stato lasciato il Rif. Pelizzo e poco meno di tre ore dalla partenza avvenuta a San Pietro al Natisone. L'affaccio verso meridione mostra la lunga e digradante dorsale che dal M.te Matajur termina ai piedi di San Pietro: è questa la linea seguita del sentiero che interessa il proseguo dell'escursione. Ben 8 km di single track dovranno essere percorsi prima di sfociare tra le case di Vernassino di Sopra! Il segnavia di riferimento diviene il 749; i primi metri del sentiero non sono ciclabili, poiché attraversano una zona detritica e rocciosa posta ai piedi del prato in cui sorge il rifugio, ma subito dopo si può scegliere se montare in sella, sebbene con cautela, o proseguire per alcuni minuti ancora a piedi: va precisato infatti che questa parte iniziale del single track è abbastanza ripida e non priva di passaggi tecnici. Segue un tratto entusiasmante tra i prati (fare attenzione ad eventuali asperità celate nel caso l'erba sia alta), quindi una nuova picchiata che si conclude nella zona delle Malghe di Mersino, ove è localizzato l'incrocio con il sentiero 725. [in discesa lungo la parte alta del sentiero 749] Mantenendosi lungo il sentiero 749 si procede, immettendosi ben presto su altri pendii prativi che si rivelano più scorrevoli e meno ripidi dei precedenti. E' bene ugualmente scendere con prudenza perchè l'esile traccia, pur constando di un buon fondo, potrebbe ancora risultare invasa dall'erba. Senza quasi accorgersene si sfocia presso il Passo di Glevizza (già oggetto di passaggio durante l'ascesa), dopo aver “divorato” rapidamente oltre 550 mt di dislivello. Attraversata la rotabile asfaltata si riprende immediatamente la traccia, che da questo punto presenta anche alcune risalite (in linea di massima pedalabili) le quali inframezzano il prevalente andamento digradante del sentiero. Dopo aver attraversato una bella zona di margine si punta verso il M.te San Giorgio, percorrendo la cresta del crinale in modo davvero entusiasmante; il sentiero 749, il cui fondo rimane ottimo praticamente con costanza (a patto che lo si percorra in una giornata asciutta), non annoia di certo: ogni situazione, sia essa giudata o più veloce, consente di godere della traccia senza rischiare in modo particolare. Poco prima di superere la sommità del M.te San Giorgio le fitte fronde del bosco finiscono per avvolgere quasi completamente il single track, relegandolo nell'ombra. Giunti così al versante occidentale, si continua a scendere sino ad incrociare il bivio con il sentiero 749a, che è localizzato poco innanzi al passo di San Canziano. A questo punto ci sono due possibilità:









a) proseguire lungo il sentiero 749 e riguadagnare in poco tempo la ampia traccia per Mezzana già utilizzata per l'ascesa: in questo modo non rimane che percorrere a ritroso quanto affrontato all'andata, accorciando sensibilmente l'itinerario;
b) scendere lungo la prima traccia sulla destra, contrassegnata da bolli rossi, la quale termina tra le case di Vernassino di Sopra;
il presente articolo si riferisce a questa seconda opzione.
Tale sentiero non presenta elevate difficoltà tecniche, sebbene sia abbastanza ripido. Il fondo, tutt'altro che pietroso, è costituito da terreno di origine vegetale con lettiera superficiale di foglie secche: risulta quindi scorrevole. Al primo bivio che si incontra si deve tenere la destra, comunque a quel punto le sagome delle case sottostanti appaiono già tra le fronde.In ogni caso, per la conclusione della discesa su single track dal crocevia di San Canziano si sconsiglia di percorrere il sentiero 749a, poichè all'iniziale ed invitante discesa in breve si avvicenda una parte in falsopiano, che nel proseguo diviene gradualmente ascendente e sempre più faticosa. Prima di raggiungere lo scollinamento è necessario scalare letteralmente un tratto molto ripido, scivoloso e malagevole.
Dal paese di Vernassino di Sopra si scende verso il fondovalle in cui scorre il torrente Alberone, transitando prima tra le case di Vernassino di Sotto. Alla confluenza con la strada provinciale si svolta a destra e si prosegue in leggera discesa sino a giungere in vista di Correda: a questo punto si lascia questa strada e ci si immette a destra nella viabilità urbana; per tornare a S. Pietro è necessario attraversare tutto il paese e portarsi sul limite occidentale, presso cui si trova la rotabile asfaltata per Klancic, completamente immersa nella vegetazione. Con una breve ascesa si raggiunge il passo (presso cui è visibile la confluenza del sentiero 749 già percorso all'andata), quindi si effettua la conclusiva discesa per il piazzale in cui è stata posteggiata l'auto.
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