MOUNTAIN BIKE ALPI CARNICHE Anello del M.te Zoncolan


Premessa:

Si tratta di una vera e propria prova di resistenza, richiedente buona preparazione fisica e notevole dimestichezza con le pendenze elevate, che non verranno certo risparmiate nella lunga ascesa da Priola a Sella Zoncolan; per questo motivo si sconsiglia l'effettuazione di questo itinerario agli escursionisti non sufficientemente allenati. Un altro fattore da tenere a mente è la notevole esposizione alla luce solare del tratto finale dell'ascesa (ovvero il più impegnativo), che sarà quindi opportuno evitare nelle ore più calde. La soddisfazione di aver raggiunto la celebre sella Zoncolan saprà però ripagare il duro sforzo sostenuto, non solo per il prestigio che le si addice, quanto per il proseguo dell'itinerario, che da quel punto entrerà nel vivo immettendosi nello stupendo percorso di collegamento tra lo Zoncolan stesso e le pendici orientali del m.te Dauda, passando in rassegna una serie di caratteristiche malghe grazie ad una mulattiera d'alta quota molto panoramica. A coronamento di tutto ciò verrà ad aggiungersi la visita alla cattedrale di S. Pietro in Carnia (XIV secolo), sicuramente la più significativa tra gli edifici di culto presenti in zona.

 

Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:


Sutrio – Priola – Bosco Palucis – Baita Cocul – Sella Zoncolan – Malga Tamai – Malghe Agareit – Malga Meleit – Sentiero 157 – Forcella Meleit – Malga Dauda – Fielis – Loz – S. Pietro di Carnia – Zuglio – S.S. 52 bis – Noiariis – Priola – Sutrio.

 


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Sutrio, 557 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: 34,5 km
  • Quota massima raggiunta: Sella Zoncolan, 1750 mt s.l.m.
  • Dislivello: 1530 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 3 h 15 min
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 9
  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato
  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile

 


Descrizione dell'itinerario:


Raggiunto a bordo della vettura l'abitato di Sutrio, è possibile posteggiare nell'area di sosta ubicata appena al di sotto del centro storico. Si inizia a pedalare in direzione della vicina frazione di Priola: dopo aver superato una breve ascesa, accompagnata da una bella visuale sulla chiesa di Ognissanti, si mantiene la destra al bivio che precede l'ingresso in paese, quindi si entra nella stretta via interna  e si procede fino a raggiungere una biforcazione, ove si rimane ancora sul lato destro; dirigendo verso nord/ovest si guadagna ben presto il limite dell'abitato: qui è presente un bivio in cui andrà trascurata la pista forestale visibile sul lato sinistro.


[l'inizio dell'impegnativa ascesa da Priola]


Ha inizio così la lunga e faticosa ascesa per sella Zoncolan: la stretta rotabile, lungo la quale viene registrata l'assenza pressochè completa di traffico, si immerge quasi immediatamente nel fitto del bosco; il fondo che la costituisce risulta completamente asfaltato ma l'andamento discontinuo della carreggiata (che alterna brusche impennate a qualche momento di respiro) non consente di acquisire un ritmo costante nella pedalata. Lungo questa parte dell'ascesa, ad eccezione di qualche sporadica apertura tra la vegetazione, la componente panoramica non risulta certo elevata, anche a causa di fattori quali la conformazione della stretta valle e la modesta altitudine media. Man mano che ci si avvicina alla confluenza con la larga carreggiata che da Sutrio sale lungo il versante est del monte, il bosco offre qualche scorcio sul vasto comprensorio sciistico posto tra le pendici dei monti Zoncolan e Tamai. Il passaggio nelle vicinanze degli stavoli Suart (1206 mt s.l.m.) annuncia l'oramai prossima confluenza con la strada principale. Ad immissione effettuata un quanto mai gradito momento di respiro viene concesso nel breve tratto che accompagna il passaggio nelle vicinanze della Baita Cocul, in seguito al quale la carreggiata si restringe sensibilmente (porre attenzione all'eventuale passaggio di veicoli) pur mantenendo un fondo stradale soddisfacente.


[l'arrivo nei pressi della baita Cocul]


Poco dopo aver lasciato alle spalle la baita suddetta, in corrispondenza della stretta curva destrorsa, si registra una nuova seria impennata; a questi faticosissimi metri segue un tratto relativamente tranquillo, che si conclude poco prima di due stretti tornanti, in cui la pendenza torna a farsi impietosamente sentire. Al termine di questo rettilineo si intravede un piccolo ponte in pietra; sta approssimandosi la parte conclusiva della scalata, la più estrema: dopo un paio di curve appare, in tutta la sua brutalità, la tremenda rampa finale, in cui la pendenza massima raggiunge il 22 %, prima che la strada vada gradualmente addolcendosi nelle ultime centinaia di metri che precedono l'arrivo in sella.


[l'arrivo a sella Zoncolan]


Trascorsi circa 95 minuti dalla partenza si conquista, non senza soddisfazione, questa celebre montagna, temuta e rispettata praticamente da tutti i ciclisti. Merita fermarsi per qualche istante, ma non solo per rifiatare: verso ovest si gode di una splendida vista sulle Pesarine ed in direzione nord domina l'imponente gruppo roccioso del monte Coglians e della Creta della Chianevate. Da sella Zoncolan si procede in discesa verso sud/est, prestando attenzione alle indicazioni per la Malga Tamai ed il sentiero CAI 157: dopo una prima parte asfaltata il fondo della rotabile diviene naturale, trasformandola così in una bella mulattiera. In breve si transita a fianco di un piccolo rifugio, quindi si perviene nei pressi del complesso di Malga Tamai, ove è possibile effettuare il rifornimento d'acqua.


[l'arrivo a malga Tamai]


La comoda traccia riprende a salire man mano che si avanza lungo la pendice orientale del monte Tamai, puntando in direzione della vasta conca pascoliva ove sono ubicate le malghe Agareit, le quali si trovano immediatamente sotto alla vetta del monte Arvenis, al momento ancora coperto.


[la salita che precede l'affaccio sulla conca pascoliva]


Questa parte dell'itinerario in alta quota risulta assai suggestiva, grazie al fascino dell'ambiente alpino circostante ed alla elevata componente panoramica garantita dal tracciato; alle numerose infrastrutture viste fino a pochi minuti prima si è sostituito infatti un ambiente naturale decisamente più appagante: questo repentino avvicendamento determina un evidente contrasto, che non può certo passare inosservato. Al termine di una breve ma ripida salita la mulattiera piega in modo marcato verso destra, rivelando finalmente la rocciosa vetta del monte Arvenis, le già citate malghe Agareit e parte del proseguo successivo in direzione di malga Meleit; con una breve discesa si guadagna il bivio tra il sentiero 157 e la rotabile di collegamento per malga Agareit di Sopra, che è possibile visitare con una breve deviazione. Ripresa la pista principale si prosegue nella discesa, puntando ora verso ovest; in seguito ad un tornante si raggiunge malga Meleit, accompagnati da un gradevole colpo d'occhio sul vicino monte Dauda, reso inconfondibile dalla caratteristica forma piramidale del cocuzzolo.


[verso malga Meleit, accompagnati dalla vista sul monte Dauda]


Sul lato sinistro della larga carrareccia si nota immediatamente il segnavia CAI 157 per forcella Meleit; si abbandona quindi la traccia principale in favore di questo single track, che nella prima parte si rivela decisamente pedalabile ed assai remunerativo, grazie alla buona conformazione del fondo.


[lungo il sentiero 157 per forcella Meleit]


Il sentiero, finora in prevalente falsopiano, diviene più ripido negli ultimi metri che precedono l'arrivo a forcella Meleit, invitando ad acquistare velocità; si consiglia però di fare attenzione a quest'ultimo passaggio, a causa della presenza di una recinzione per il contenimento del bestiame situata in corrispondenza della forcella. La morfologia del suolo cambia radicalmente una volta lasciata alle spalle forcella Meleit: lungo l'incassato versante nord/ovest del monte Dauda è la componente pietrosa a caratterizzare la traccia (attenzione anche all'esposizione), ma in corrispondenza del passaggio al pendio orientale il fondo torna a farsi buono;


[i monti Arvenis e Tamai dalle pendici del monte Dauda]


si affronta una breve salita entro una densa faggeta, quindi si riprende a scendere, raggiungendo presto l'invidiabile posizione di malga Dauda, contornata da prati adibiti a pascolo.


[particolare del panorama visibile da malga Dauda]


Al bivio posto poco al di sotto della malga va ignorata la deviazione verso sinistra per Noiariis (sentiero 159); si continua a scendere velocemente lungo il sentiero 157, che lungo questo versante attraversa un bel bosco misto composto in prevalenza da conifere. In corrispondenza dell'intersezione con la pista forestale proveniente da Forchie Nevantes il fondo torna a farsi asfaltato; mantenendo la direzione principale si raggiunge presto l'abitato di Fielis. Al bivio successivo si svolta a destra verso Loz e Zuglio e si procede fino all'altezza della curva a gomito recante l'indicazione per la chiesa di S. Pietro; con una brevissima digressione è possibile visitare lo storico edificio edificato nel 1312, che dalla sua posizione domina decisamente la valle del But.


[particolare del campanile della chiesa di S. Pietro in Carnia]


Ripresa la strada abbandonata poco prima si affrontano gli ultimi tornanti, fino a raggiungere il fondovalle in corrispondenza di Zuglio. Attraversato il ponte sul torrente si svolta a sinistra, confluendo nella S.S. 52 bis. In moderata salita si raggiunge il bivio per Noiariis e Priola, all'altezza del quale si lascia finalmente la S.S. 52 bis. Un incremento di pendenza accompagna questa parte conclusiva dell'itinerario, che non gode del favore dell'ombra. In entrambi i paesini è possibile reperire acqua fresca, presso due quanto mai gradite fontane. Raggiunta Priola non rimane che percorrere a ritroso il collegamento con Sutrio già affrontato all'inizio dell'escursione.


Riferimento temporale dell'escursione: luglio 2006


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